BANKITALIA: VISCO, IN PENSIONE PIU’ TARDI PER AIUTARE CRESCITA
(AGI) - Roma, 25 ott. - Visco invita “ad agire se si vuole evitare che il nostro Paese non riesca a mantenere negli anni futuri l’attuale livello di benessere economico e si allontani dai livelli di reddito delle economie oggi simili alla nostra”. Secondo il vice direttore generale di palazzo Koch, “e’ certamente necessario sfruttare appieno i margini ancora ampiamente inutilizzati dell’offerta di lavoro, in particolare nella componente femminile, e quelli che, per effetto dell’allungamento della speranza di vita e del miglioramento delle condizioni di salute in eta’ piu’ avanzate, si renderanno disponibili in futuro nei segmenti piu’ anziani della popolazione, rimuovendo ad esempio vincoli quali quello di un’eta’ di pensionamento prefissata e costante nel tempo”.
Ma l’aumento dell’occupazione da solo, aggiunge, non e’ “sufficiente a garantire una durevole crescita dei redditi”. Altrettanto cruciale e’ favorire la crescita della produttivita’, fronte su cui “l’Italia e’ da tempo in ritardo rispetto agli altri paesi industrializzati”. Negli ultimi dieci anni la produttivita’ totale dei fattori ha complessivamente ristagnato a fronte di una crescita media annua attorno all’1% negli altri principali paesi europei e all’1,5% negli Stati Uniti. E “l’evidenza empirica disponibile”, osserva Visco, “e’ concorde nel suggerire che una parte significativa di questo ritardo puo’ essere ricondotta all’esistenza di vincoli al corretto funzionamento dei mercati, che ostacolano la riallocazione di risorse produttive verso gli impieghi piu’ redditizi, il ricambio degli attori e l’ingresso di nuovi e piu’ efficienti produttori e tecnologie. L’eccesso di regolamentazione e in particolare l’introduzione, in mercati potenzialmente concorrenziali, di barriere all’entrata o di misure volte a proteggere le quote di mercato delle imprese esistenti”, aggiunge l’economista, “tendono infatti ad avere effetti negativi sulla crescita della produttivita’ che si diffondono ben oltre lo specifico mercato oggetto di restrizioni, verso i settori che si collocano a valle lungo la catena del valore”. I dati Ocse testimoniano che alla fine del decennio scorso, il nostro paese aveva, tra quelli sviluppati, “il più alto livello di regolamentazione in senso anti-competitivo del mercato dei prodotti”.
Infine, Visco affronta il nodo istruzione la cui qualita’ definisce “inadeguata”. Per questo il vice direttore generale della Banca d’Italia chiede “interventi importanti sulla scuola e sull’universita’” per evitare “di finire in un equilibrio di bassi salari, bassa accumulazione di capitale umano, possibile disoccupazione o sotto-occupazione di coloro che hanno livelli di istruzione piu’ elevati”. (AGI
Mau