CRISI: SISTEMA ITALIANO DEBOLE, LA RICETTA DI BANKITALIA

(AGI) - Cagliari, 31 mar. - Le riforme del mercato del lavoro, al contrario, migliorando la flessibilita’ e riducendo i costi per le imprese, hanno incrementato l’occupazione dalla seconda meta’ degli anni Novanta, ma gli effetti nel lungo periodo rischiano di essere negativi sulla produttivita’: le imprese tendono a investire meno sui precari e questi, a loro volta, hanno meno interesse a specializzarsi in mansioni necessarie a quell’impresa. Sembrano incrementare la produttivita’ politiche retributive aziendali che premino merito e performance dei lavoratori.

Secondo uno studio ad hoc di Bankitalia, un ruolo positivo per le imprese (in termini di crescita, internazionalizzazione e innovazione) hanno avuto i fondi private equity cioe’ attivita’ finanziarie in cui un investitore istituzionale rileva quote di una societa’ sia acquisendo azioni sia apportando nuovi capitali, per poi disinvestire nel medio-lungo termine ottenendo una plusvalenza dalle vendita della partecipazione inizialmente acquisita.

Molto deludenti sono stati i risultati delle politiche industriali incentrate sugli incentivi alle imprese, specie in proporzione alle risorse impiegate, come dimostrano anche numerosi casi in Sardegna. Qualsiasi tipo d’incentivo deve basarsi su principi di trasparenza e affidabilita’: il rapporto della Banca d’Italia mette in evidenza la necessita’ di sistemi di monitoraggio e di valutazione degli effetti degli incentivi, da affidare a un’autorita’ indipendente, a differenza di quanto avviene, per esempio, a livello di ministero dello Sviluppo economico, che assegna questo compito a un comitato interno.

E’ fuori dubbio la necessita’ d’interventi di politica economica per attutire gli effetti della crisi, a cominciare dagli ammortizzatori sociali, purche’ una loro riforma comprenda anche la riqualificazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi e il potenziamento dei servizi all’impiego. “E’ molto pericoloso lasciare operare il meccanismo di distruzione creativa delle imprese in atto con la crisi”, ha spiegato Bugamelli. “Il rischio e’ che possano fallire anche imprese competitive e innovative. Bisognerebbe cercare di salvare le imprese che lo meritano e quelle che hanno le maggiori probabilita’ di sopravvivere, ma e’ difficile che sia un governo a poterlo valutare”.(AGI)

Rob