EURISPES: PAESE IMMOBILE PRIVO DI IDEE E PROGETTI DI CAMBIAMENTO
Venerdì, Gennaio 29th, 2010(AGI) - Roma, 29 gen. - Siamo un paese immobile, privo di idee e progetti: un paese popolato di litigiosi aspiranti ingegneri o architetti che non hanno interesse a che i lavori partano e si concludano nel segno del cambiamento necessario. Questi sono i padroni della transizione infinita interessati piu’ che alla prospettiva al mantenimento dello ’status quo’. E’ questo il ’senso politico’ del Rapporto-Italia 2010 dell’Eurispes presentato oggi e incentrato sul mancato passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Tanto che e’ “proprio la mancanza di un progetto”, evidenzia il Rapporto, che “segna pesantemente il presente, mortifica le attese degli italiani e impedisce di immaginare e costruire il futuro”. Ricordato che l’anno scorso “fummo i soli a sostenere che la crisi finanziaria non avrebbe inferto colpi irreparabili all’economia italiana e che sarebbe stata di breve durata - ha spiegato il Presidente, Gian Maria Fara - e mentre molti economisti prevedevano sventure, noi vedevamo possibile una sia pur lieve ripresa gia’ a partire dalla fine del 2009″, il punto d’attacco del Rapporto e’ il mancato passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. “Noi avvertivamo il rischio che l’attenzione del Paese potesse essere distolta, con la paura di un crollo dell’economia, dalle vere cause del malessere italiano e percio’ fosse ulteriormente prorogata la cosiddetta fase di transizione nella quale la Repubblica e’ impantanata da quasi vent’anni”, ha precisato ancora Fara. “E’ infatti questo il tempo che e’ trascorso dal crollo della Prima Repubblica ad oggi. E’ diventato chiaro che il modello di sviluppo elaborato dalla classe dirigente nel dopoguerra si era praticamente esaurito dopo aver trasformato un paese agricolo in una delle prime dieci potenze economiche e
la sua fine coincise con la fine di una classe dirigente che non aveva saputo comprendere, interpretare e governare i cambiamenti”. L’analisi critica del Rapporto e’ che “mantenere il cantiere aperto comporta un costo altissimo per la nostra economia ed un rischio per la tenuta stessa della democrazia.
Non abbiamo timore di essere accusati di eccessivo allarmismo, ma dal nostro osservatorio - ha notato Fara - cogliamo segnali preoccupanti di disagio, di distacco, quando non di ostilita’ nei confronti delle Istituzioni che aspiranti capipopolo vorrebbero cavalcare. E mentre tutto cio’ accade, la nostra classe dirigente appare interessata solo agli equilibri di potere, a costruire e smontare alleanze, ad operare per il proprio esclusivo tornaconto, ad imbastire lucrosi affari, a difendere privilegi e vantaggi senza rendersi conto che
l’intero sistema si sta progressivamente sfaldando. Una sola preoccupazione e’ in cima ai pensieri di tutti: come prepararsi al dopo Berlusconi”. (AGI) Pat
