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Pochi oggetti sono associabili così facilmente al collezionismo come i francobolli, emissioni valutarie sviluppate a partire da metà Ottocento per risolvere una volta per tutto il problema della tassazione relativo all’invio della posta. Sostanzialmente l’affrancatura con il francobollo è una sorta di imposta anticipata pagata dal mittente.

La filatelia, ossia lo studio scientifico nonchè la collezione di questi oggetti è divenuta molto popolare praticamente da subito, ed oggi milioni di appassionati sono soliti scambiarsi esemplari e/o informazioni anche perchè ogni anno le nazioni sviluppano sempre nuovi esemplari.

Valore filatelico

Il primo francobollo è il Penny Black, realizzato dall’Impero Britannico nel 1840, disegnato da Henry Cole, che mise a punto il concetto stesso di affrancatura postale: questo francobollo non presenta dentellatura, una delle caratteristiche tipiche di questi oggetti, e non presenta il paese di provenienza ma di fatto è stato il capostipite della categoria.

Nel giro di pochissimi anni tutti i paesi del mondo iniziarono a svilupparne in quantità visti i numerosi vantaggi pratici ed economici che di fatto riducevano di molto le problematiche relative alla comunicazione postale.

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L’Italia ha iniziato ad utilizzare i francobolli ben prima dell’Unificazione del paese del 1861: i singoli stati hanno infatti creato le proprie emissioni filateliche, che in molti casi rappresentano oramai dei pezzi molto importanti dal punto di vista collezionistico.

Un esempio è dato dal raro Trinacria, emesso dal Regno delle due Sicilie a partire dal 1858. Tutti i francobolli del Regno avevano una valuta specifica, chiamata grana, e le emissioni potevano valere da mezza grana a 50. 

Oggi uno di questi francobolli, riconoscibili dal colore rosato come in figura vale moltissimo: si parte da circa 10mila euro per un esemplare in buoni condizioni (deve essere ovviamente integro) fino a oltre 300.000 per un pezzo paragonabile al nuovo, condizione che lo rende un vero e proprio esemplare rarissimo.

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