Assegno non trasferibile, caratteristiche, importi e limiti

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L’assegno non trasferibile differisce dall’assegno ordinario con il quale si è solitamente abituati a pagare, si tratta di uno strumento di pagamento su cui viene apposta una clausola di non trasferibilità.

È obbligatorio farlo? Quali sono i vantaggi? Ci sono limiti? Rispondiamo a queste domande, cercando di individuare tutti gli aspetti principali di questa tipologia di assegno molto diffuso.

 Cosa vuol dire assegno non trasferibile?

La clausola non trasferibile sull’assegno gli impedisce di girarlo, rendendolo solo a titolo “nominativo”, il che vuol dire che può essere incassato solo dal beneficiario.

Di conseguenza, la girata dell’assegno non trasferibile potrà essere fatta solo dal destinatario del pagamento indicato sul titolo.

Limiti di importo

Con questa tipologia di assegno è possibile applicare la clausola di non trasferibilità anche per cifre contenute, ma superata una determinata soglia, questa diventa obbligatoria da colui che emette il titolo e firma l’assegno.

Durante il corso degli ultimi 10 anni, i limiti di non trasferibilità hanno subito diverse modifiche, fino ad arrivare a oggi, all’importo di 1000 euro.

Questa scelta ha portato anche ad alcune implicazioni importanti, infatti, mentre prima, in banca veniva consegnato un blocchetto di assegni liberi ai quali la clausola di non trasferibilità veniva applicata a mano, oggi, il libretto ha tutti assegni non trasferibili con clausola già prestampata.

Invece, per ottenere un libretto di assegni liberi, oggi deve effettuare una specifica richiesta, pagando anche un’imposta di bollo di 1,5 euro per ogni modulo di assegno.

Assegno non trasferibile barrato

L’assegno non trasferibile barrato o sbarrato si contraddistingue dalla presenza di due barre poste sulla facciata anteriore dell’assegno che indicano l’obbligo, per la banca soggetto emittente, di pagare esclusivamente l’assegno al proprio cliente o a un’altra banca.

Questa clausola non è molto utilizzata oggi, viene comunque scelta quando si vuole impedire che il beneficiario del titolo lo incassi senza essere titolare di conto corrente.

Scadenza assegno non trasferibile

Scadenza assegno non trasferibile, come funziona? A dire il vero, questa tipologia di assegno non ha una vera e propria scadenza, o meglio, ne ha una di breve termine legata alla possibilità di rifarsi sul titolare se non ci sono fondi sufficienti per la copertura dell’importo.

In questo caso, l’assegno ha un tempo di incasso di 8 giorni se viene emesso sulla stessa piazza della banca debitrice, mentre di 15 giorni se è emesso su diversa piazza. Anche se si supera la data di scadenza dell’assegno, questo può essere comunque incassato ma, in caso di mancanza di fondi, giuridicamente il portatore non può rivalersi sul titolare.

Sanzioni

Per ciò che riguarda l’assegno non trasferibile, in caso di violazioni delle regole sono previste delle sanzioni anche abbastanza pesanti.

L’intermediario (la banca) che si rende conto dell’assenza della clausola di non trasferibilità sull’assegno, deve segnalare tale irregolarità al Ministero dell’economia e finanze che, a sua volta, invia una sanzione amministrativa.

La legge antiriciclaggio è molto severa: se la clausola di non trasferibilità e le indicazioni del destinatario non sono riportate su assegni di importi superiori a 12.500 euro, le sanzioni proviste vanno dall’1% al 40% dell’imposto stesso, con una sanzione minima che parte da 3.000 euro.

In caso la violazione non supera i 250.000 euro, si può ottenere una sanzione ridotta del 2% dell’importo se pagata entro 60 giorni dalla ricezione della notifica.

È da tener conto che in questo caso sono responsabili tutti: titolare, beneficiario ed eventuali giranti.

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