Bonus vacanza è stato un flop? Ecco i numeri

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Per quanti avevano programmato le vacanze, questo è stato un anno semplicemente terribile. Il covid ha frenato e di molto la vita turistica delle persone. Quasi minima la possibilità di andare all’estero (a meno di improrogabili motivi di lavoro), poca fiducia in generale nel viaggiare anche da regione e regione.

Il motivo psicologico è stato il vero fattore frenante, oltre che la mancanza di economie da spendere nei mesi estivi. Eppure c’erano stati i propositi per una rianimazione del settore, con il Governo che mesi fa aveva proposto il bonus vacanze, utile a dare una mano sia a quanti volevano trascorrere delle vacanze ma soprattutto utile per albergatori e per quanti vivono del lavoro estivo-turistico.

Bonus vacanza: È stato un flop?

Se il bonus vacanze è stato utile o è stato un flop è difficile dirlo, anche se alcuni fattori hanno spinto verso una mancata valorizzazione, possiamo dire così. Non tutte le famiglie, infatti, dichiarano i loro redditi con l’Isee, preferendo altri strumenti che permettono di essere in regola con tasse e pagamenti.

Non c’è stata una grandissima pubblicità di questo strumento e tra i giovani, comunque, c’è stata anche un po’ di diffidenza. Come funzionava il bonus vacanze? Senza andare a spulciare la guida voluminosa, il bonus fino a 500 euro poteva essere investito in soggiorni, che potevano essere scelti tra una serie di alberghi, villaggi turistici, agriturismi e bed & breakfast in Italia: e attenzione, non tutte le strutture hanno accettato questo tipo di bonus

La fascia Isee

Il bonus vacanze era assegnato ai nuclei familiari che avevano un reddito Isee fino a 40 mila euro, con l’importo del bonus che dipendeva dal numero dei componenti del nucleo famigliare. Si assegnavano 500 euro per i nuclei che erano composti da tre o più persone, 300 euro per quelli da due persone, 150 euro per una persona. Troppo poco? Probabilmente sì, e per ottenere questo bonus vacanze bisognava registrarsi all’app di servizi pubblici IO, con una propria identità digitale dove poi andare a dichiarare la fascia dell’Isee.

Poi, il bonus doveva essere speso in un colpo solo, con l’80% che era uno sconto immediato per il pagamento dei servizi che erano dovuti alla struttura ricettiva, mentre il restante 20% era scaricato poi come detrazione d’imposta in sede di dichiarazione dei redditi, da parte di chi effettivamente intestava il periodo di soggiorno, con documento commerciale o fattura elettronica.

Dati ancora parziali

Che non è stato ampiamente valorizzato, lo si vede anche sulla frammentarietà dei dati. Quelli arrivati, ci parlano di più di un milione di bonus vacanze emessi – stando alle dichiarazioni del ministro Franceschini. Ne hanno preso vantaggio alcune regioni dove soggiornare è ancora possibile a livello economico, come Calabria e Basilicata, e molti hanno riscoperto scorci di Italia anche imprevisti.

Infatti, il bonus non è stato speso solo nelle città marittime, ma anche in paesi di montagna, borghi e piccoli villaggi. Il Messaggero, però, ha rincarato la dose, scrivendo come ci siano stati addirittura due miliardi di fondi non spesi. C’è comunque relativamente ancora del tempo per richiederlo, infatti non è limitato al solo periodo estivo, ma può essere richiesto e poi utilizzato entro la fine dell’anno.

Ad oggi sono circa 150mila i nuclei familiari che hanno già speso i bonus in oltre 10mila strutture immettendo nel mercato turistico oltre 60milioni di euro. Solo in Calabria sono stati usati 7859 bonus.

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