Controllo del fisco sui conto correnti, quando scatta? Il Risparmiometro

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Da diversi anni si sente parlare dei controlli effettuati dal fisco sui conto correnti, negli ultimi mesi, anche a causa dell’emergenza covid-19, era stato tutto sospeso, ma adesso si ritorna a parlarne.

Nelle ultime settimane è entrato in vigore il nuovo tetto dei contanti portando l’attenzione anche sui movimenti che riguardano i conti correnti e le conseguenze sul lato fiscale.

Uno degli strumenti a disposizione dell’ADE è il “Risparmiometro” che permette al fisco di monitorare i movimenti sui conti e scovare eventuali discrepanze.

Come funziona il Risparmiometro

Lo strumento riesce a controllare i conti correnti di ogni correntista, conti di deposito, investimenti in azioni, obbligazioni, prodotti finanziari di vario genere.

Il Risparmiometro controlla i movimenti sul conto e gli investimenti incrociando i dati che delle dichiarazioni dei redditi. Un algoritmo è in grado di verificare se il valore del risparmio è congruente a quello dichiarato dal contribuente, se lo scarso è eccessivo, si passa al controllo fiscale.

Questo strumento sfrutta un database e un sistema di monitoraggio in tempo reale, inoltre è in grado di incrociare varie informazioni da diversi flussi informativi di ogni contribuente italiano, tra cui: conti correnti, conti deposito, investimenti in azioni, obbligazioni, prodotti finanziari vari.

Come effettua il calcolo del valore di scarto

L’algoritmo controlla i movimenti e li incrocia con i redditi dichiarati, se la differenza è importante, scattano i controlli fiscali. In questa fase vengono controllati versamenti, prelievi, bonifici, movimenti e le transazioni effettuati per acquisti di bene e servizi, compresi i beni durevoli legati a finanziamenti come, ad esempio, viaggi, mobili, auto, ect….

L’algoritmo calcola il reddito potenziale e fa il confronto con le dichiarazioni, sfruttando il database della Superanagrafe, facendo delle verifiche. Se lo scarto è superiore al 20% dei redditi dichiarati, allora scattano i controlli e il contribuente avrà l’onere della prova, spiegando da dove proviene il denaro in eccedenza.

Aldilà delle incongruenze sopracitate, i controlli scattano quando vengono rilevati movimenti anomali sul conto, la soglia è fissata a 5.000 euro. Possono scattare i controlli se si versano 5.000 euro in contanti o se si effettua un prelievo di oltre 5.000 euro, in entrambi i casi, possono essere richieste spiegazioni maggiori. Nel primo caso si potrebbe richiedere la provenienza di quel denaro, nel secondo la destinazione dell’utilizzo.

Se si prelevano 5.000 euro in contanti, la banca può richiedere una dichiarazione scritta che attesti la finalità dell’utilizzo del denaro prelevato.

Quando scatta il controllo?

Come detto in precedenza, se si ha uno scostamento del 20%, scatta il controllo del fisco, ma anche in altri casi è possibile che si insospettisca, ad esempio, quando su un conto corrente ci sono solo movimenti in entrata ma non in uscita.

È molto sospetto il fatto che un conto corrente abbia solo versamenti ma non prelievi, questo fa pensare che il correntista utilizzi altre fonti di reddito per vivere e questo porta a dei controlli certi su tutto ciò che lo riguarda.

In questo caso il Fisco controlla la superanagrafe per verificare che non siano presenti movimenti su altri conti e verificare che non ci siano fonti di reddito non dichiarate.

 

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