L’immigrazione e i riflessi sull’economia italiana

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Anche in Italia si va ad affermare che la principale causa dell’immigrazione irregolare è rappresentata da un regime d’ammissione sottodimensionato. non solo rispetto alla pressione migratoria dall’estero, ma anche in rapporto al volume della domanda di lavoro potenziale, e soprattutto ai caratteri di quest’ultima, che mal si prestano a essere intercettati dal sistema di programmazione disegnato dal legislatore. Non si può sottovalutare l’interesse dei Paesi d’origine dei migranti a incamerare il prezioso flusso delle rimesse che giungono dai propri connazionali all’estero, indipendentemente dalla condizione, regolare o irregolare, di questi ultimi: è decisamente superiore non solo a quello degli aiuti internazionali allo sviluppo, ma anche al volume degli investimenti diretti all’estero. Va poi considerato il rafforzamento delle organizzazioni specializzate nell’immigrazione clandestina, che lucrano enormi profitti imponendo a volte ai migranti di divenire loro complici nel commercio di stupefacenti (per es., fungendo da corrieri pericolosamente durante il viaggio) e in altre attività illecite.

L’incentivazione dell’immigrazione irregolare è costituito dalla diffusione dell’economia sommersa e dalla straordinaria capacità attrattiva che essa esercita nei confronti dei potenziali migranti: è stringente la relazione tra economia sommersa e immigrazione anche dove la terziarizzazione dell’economia e il riammodernamento dei processi produttivi sono passati attraverso una tendenza all’informalizzazione dei rapporti di lavoro.

Quanto all’Italia, il fenomeno del lavoro nero assume dimensioni particolarmente allarmanti in ragione della diffusa tolleranza nei suoi confronti. Nelle regioni meridionali, l’irregolarità costituisce una componente ‘normale’ di un modello di sviluppo e di funzionamento istituzionale a illegalità diffusa: le infrazioni alla normativa lavoristica hanno ormai preso un carattere strutturale, con livelli di gravità diversi, che arrivano fino alla costituzione di imprese ‘fantasma’ che trovano nell’immigrazione clandestina un bacino di reclutamento particolarmente vantaggioso, come nei casi registrati recentemente nelle piantagioni. In agricoltura, l’impiego in nero degli immigrati s’inserisce così in un allarmante circuito di reciproche convenienze che riguardano datori di lavoro, immigrati di recente arrivo, nonché lavoratori locali assistiti dai sussidi pubblici. In termini più generali, e con particolare riguardo alle regioni economicamente più dinamiche, l’occupazione irregolare degli immigrati costituisce un fenomeno contiguo.

Un’economia trasoformata

L’immigrazione rappresenta e un fattore di trasformazione dell’economia e del mercato del lavoro. La forza-lavoro ha continuato a crescere negli anni, nonostante i limiti stabiliti dai regimi d’ammissione. Ciò vale quindi per l’Italia, dove la crescita ininterrotta del numero di lavoratori stranieri ne hanno fatto una componente importantissima dell’economia e della sua evoluzione.

Riflettendo i caratteri più generali dell’inclusione lavorativa nelle economie postfordiste, anche in Italia il lavoro degli stranieri si va a concentrare nei segmenti meno apprezzati socialmente e disertati dagli autoctoni (il cui esempio paradigmatico è rappresentato dal lavoro di collaboratore/trice domestico/a, ovvero il primo mestiere con un processo di etnicizzazione). L’espansione dei lavori del terziario di servizio a bassa qualificazione si associa alla natura dei quartieri urbani, allo sviluppo del turismo d’affari, all’avvento della service society, che portano con sé la richiesta di “servitù a buon mercato” in buona misura soddisfatta proprio da immigrati e minoranze etniche, che per forza di cose si prestano a tutto questo.

La manodopera a poco prezzo

Oltre che da tali comparti, in Italia il fabbisogno di manodopera a poco prezzo è alimentato da quelli più tradizionali dall’edilizia e dal sistema delle piccole e medie imprese manifatturiere, che incontrano difficoltà nel reperire tutta una serie di figure professionali, considerato che le aspettative dei giovani italiani sono concentrate su lauree e affini. Alla crescita dell’occupazione straniera ha inoltre concorso il consolidamento di stereotipi e pregiudizi sul ruolo degli immigrati, tradottosi in un meccanismo di classificazione di alcuni mestieri (ridefiniti come lavori da immigrati) e nella costituzione di ‘specializzazioni etniche’ (i filippini nel lavoro domestico, gli indiani nelle attività d’allevamento, i romeni e gli albanesi nell’edilizia, i film insegnano).

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